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Mostruosità sessuali. Frammenti di ordinaria discriminazione

DISCRIMIONAZIONE SESSUALE

Quest’anno ricorre il trentennio della cancellazione dai manuali di psichiatria dell’omosessualità come patologia. Un ritardo scientifico che tantissime persone hanno pagato e stanno pagando a caro prezzo. 

Anche per questo motivo in questo articolo non citerò nessuna ricerca, nessuno studio, 

nessun riferimento a teorie o ricostruzioni storico-sociologiche. 

Lascerò parlare “solo” frammenti di una storia vera, la testimonianza di una persona che mi ha portato nel suo mondo fatto di silenzi, di straordinarie scoperte, di dolorose discriminazioni, di grandi affettivi rabbia e di orgoglio, per dare un’idea di cosa significa vivere una sessualità differente da quella ritenuta “normale”.

Carla è una giovane donna che ha sempre avuto fidanzati e storie d’amore come tante altre donne della sua età ma, fin dall’adolescenza, incuriosita dall’avere una relazione con un’altra donna. Stimolata da un’attrazione differente mi dice: “Un maschio ti desidera in modo diverso da una donna e anche io sento di desiderare una donna in modo diverso da come desidero un uomo”. Ma non avendo sperimentato realmente questa possibilità è difficile dire se si tratta di una semplice fantasia o se c’è qualcosa di reale.

Questo pensiero ritorna ciclicamente nei nostri incontri fino a farsi sempre più consistente e parallelamente cresce il senso di colpa di andare contro i principi familiari, contro quello che la società considera normale, di essere qualcosa di schifoso e mostruoso. “Se le persone con cui lavoro sapessero questi miei pensieri mi giudicherebbero inadeguata a ricoprire il ruolo che occupo!” 

Ma quale professione non potrebbe essere svolta da una persona che vuole esplorare la sua sessualità? Che vuole capire quale differenza ci sia tra avere una relazione intima con una persona dello stesso sesso e di un sesso opposto? 

Qualcuno ha mai chiesto al Presidente della Repubblica se è eterosessuale o omosessuale? Il Papa non potrebbe svolgere la sue funzioni se avesse una sessualità che si spinge al di là di quella eterosessuale?

La prima trappola è pensare che il tipo di sessualità vissuta identifichi la persona come “altro dalla norma”, che il complesso mondo di una persona precipiti tutto nell’identificarsi con l’etichetta eterosessuale, omosessuale, transessuale, ecc.

Quindi in questa fase, con Carla abbiamo lavorato sulla sua idea di incontrare un’altra donna sentendo un’attrazione che non si limitava più al modo di relazionarsi vissuto finora.

Questo ha fatto emergere che per quanto riguardava la sua parte più intima e personale non sentiva di essere sbagliata. Al contrario reputava naturale questo suo desiderio. Il problema erano le pressioni circostanti! 

A questo punto, come tutti quelli che desiderano qualcosa ma non possono dirlo, decide di agire confidandosi solo con pochissime persone che ovviamente non si mostrano per nulla stupite, per il semplice fatto che ai loro occhi Carla è e rimarrà Carla qualsiasi partner deciderà di frequentare.

Il primo incontro avviene con una donna qualche anno più grande di lei (che casualmente ha lo stesso nome della madre). Sabrina, dopo un corteggiamento avvolgente, caldo e degno dei più bei film d’amore, la invita a casa sua e per Carla finire tra le passionali braccia della sua corteggiatrice è una sensazione davvero meravigliosa.

Prova una grande sintonia, si sente rispettata, accolta, desiderata e toccata nel modo giusto, felice di aver assecondato il suo desiderio di… conoscenza!

Perché non si tratta di perversione, omosessualità o disfunzioni sessuali. Non si tratta di un mostro o una depravata ma di una persona che sente di essere troppo stretta nella visione comune della sessualità, raccontata nelle favole e nell’educazione familiare e sociale.

È come un’esploratrice che si chiede cosa possa esserci al di là di quelle montagne, alla fine del mare che si staglia dinanzi a lei o come l’astrofisico che cerca galassie lontane per capire l’origine dell’Universo.

L’esperienza non delude le sue aspettative e Carla scopre che con Sabrina i tempi dell’erotismo femminile sono sincroni. Con i maschi l’inizio è caratterizzato da un  desiderio ardente che cresce fino all’orgasmo, seguito da un crollo verticale fino al sonno (reazione facilitata da meccanismi ormonali). Con Sabrina è tutto più graduale, affettuoso, con maggior coinvolgimento mentale e sensoriale. Dopo l’orgasmo c’è una morbida discesa fatta di tenerezze, abbracci e baci. 

Ma la prima oasi si trasforma ben presto in un’arida pozza. Dopo averla sedotta, Sabrina si sposta rapidamente verso un rapporto basato principalmente sul sesso e la relazione diventa sempre meno interessante per Carla.

È interessante osservare come anche nelle coppie dello stesso sesso non è infrequente che si ricreino due polarità: un membro della coppia tende a comportarsi inconsapevolmente in modo più fisico, meno affettivo, centrato sulla performance e l’altro enfatizza l’affettività, la complicità e l’aspetto mentale. Questa dicotomia tende a ricrearsi sia per differenze biologiche che psicologiche.

Ad ogni modo il desiderio di Carla è incontrare una femmina che non faccia “l’uomo” dove ci sia una maggior simmetria ed intesa affettiva. 

E a distanza di qualche mese, avviene un incontro interessante: Rita, giovane donna coetanea, alla sua prima esperienza con un’altra donna.

La sintonia affettiva si costruisce velocemente e così decidono di frequentarsi e uscire insieme mostrandosi in pubblico come amiche. Questo sembiante funziona talmente bene che mentre facevano un aperitivo, si avvicinano due ragazzi che cercano di abbordarle!

Carla si interroga su quanto sia ingiusto dover fingere in pubblico, non poter abbracciare o baciare Rita quando nei loro discorsi avrebbe voglia di farlo per trasmettere nel modo più corretto quello che sente per lei in quel preciso momento.

Invece deve trattenersi, fingere, mimetizzarsi, gettare fumo negli occhi ad una società pronta a giudicarla e a rovinarle la reputazione.

Come stava rischiando di succedere una sera quando si trovava in macchina sotto casa di Rita mentre si stavano baciando per salutarsi e furono sorprese da due ragazzi che passavano in macchina.

I ragazzi si affiancarono alla loro auto e proposero, tra il serio e il faceto, di unirsi a loro per fare “una cosa a quattro” e divertirsi un po’ insieme.

Mi sembra fin troppo banale evidenziare la distonia tra quello che stavano cercando Carla e Rita rispetto ai due ragazzi. Ma le spiegazioni servono a poco quando la propria intimità viene violata, calpestata e un momento di calore umano ed affettività viene interpretato da altri come il preludio di un film porno.

Un’altra ferita.

Un’altra delusione nel genere umano.

Un’altra violenza per aver cercato solo di essere se stessa senza fare male a nessuno.

In seduta mi porta la rabbia che esplode dalla parte più profonda di sè, il senso di ingiustizia, la necessità di difendere e proteggere Rita da questa profanazione.

E poi gli interrogativi: perché devono succedere queste cose? Perché non si rendono conto di quanto mi fanno male? Perché non posso vivere liberamente momenti piacevoli con la persona a cui voglio bene? 

Carla e Rita sono eterosessuali deviate? Sono omosessuali latenti? Sono bisessuali? Penso sarebbe insensato oltre che criminale rispondere. Vorrebbe dire arrestare un processo di scoperta di crescita ed esplorazione che sta andando ben oltre delle semplici ed antiche etichette destinate a sbriciolarsi nei prossimi decenni lasciando il posto ad una sessualità molto più libera e consapevole.

Quello che Carla cerca potrebbe trovarlo anche in un uomo? Forse si. Ci sono sempre più uomini con una grande sensibilità affettiva e già da diversi decenni, in molti filoni della psicoanalisi, la differenza tra Uomo e Donna è quasi completamente sganciata dall’aspetto biologico.

Ma nel caso di Carla, come di altre persone, anche il fatto di trovare la sintonia affettiva, mentale e sessuale proprio con un’altra femmina ha importanti valenze psicologiche. 

Non ho raccontato la storia più dolorosa che mi è capitata di sentire dai miei pazienti e nemmeno la più eclatante. Ho raccontato quella più di confine, quella che potrebbe essere di molte donne che vivono, gioiscono e soffrono intorno a ognuno di noi. 

In conclusione, spero che questi frammenti di vita abbiano potuto aprire una breccia verso una visione differente delle diversità, ridimensionando l’idea che siano qualcosa di malato o sbagliato da cui difendersi, da ridurre o addirittura da eliminare.

L’altra speranza è che persone impegnate nella ricerca di una propria dimensione affettiva e sessuale possano trovare la forza di esplorare se stessi, di fare esperienze di crescita interiore insieme a qualcuno con cui condividere questo viaggio e, se necessario, anche di rivolgersi ad un professionista che sappia ascoltarle e guidarle, non perché siano malate o matte ma per essere accompagnate in un percorso che potrebbe rivelarsi molto faticoso e doloroso da compiere in solitudine.

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