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Maschi e femmine: le differenze neurochimiche

Se a livello del sistema nervoso risulta molto difficile trovare marcate differenze tra maschi e femmine, quando si parla di neurochimica la situazione sembra essere più chiara. Ormoni e neurotrasmettitori hanno un impatto enorme sullo sviluppo fisico e mentale, perciò analizzare eventuali differenze può aiutare a comprendere meglio il comportamento di femmine e maschi. Persino all’interno degli ormoni sessuali si opera una distinzione tra estrogeni (maggiormente presenti nelle femmine, come l’estradiolo) e androgeni (presenti in quantità più elevate nei maschi, come il testosterone).

La differenziazione sessuale del feto avviene già nelle prime settimane di gravidanza: nei maschi il cromosoma Y permette la produzione di un fattore di determinazione testicolare che trasforma le gonadi indifferenziate in testicoli mentre nelle femmine, in assenza di questo fattore, si sviluppano le ovaie. Da questo momento i testicoli inizieranno a produrre androgeni che indurranno la mascolinizzazione dell’organismo, mentre la loro assenza determinerà lo sviluppo di caratteri femminili.

Differenze ormonali

A questo proposito la pubertà rappresenta un passaggio chiave. L’ipotalamo stimola le gonadi a produrre ormoni i quali, a loro volta, stimoleranno la comparsa dei caratteri sessuali secondari. Nelle femmine cresce il seno, si allarga il bacino, crescono i peli pubici  e iniziano le mestruazioni. Nei maschi si sviluppano maggiormente i muscoli, compare il pomo d’Adamo, crescono i peli e la barba e il pene aumenta di dimensione.

Tuttavia, le differenze non si fermano all’aspetto fisico e i cambiamenti ormonali influenzano in modo importante anche il comportamento. 

Nei ragazzi, infatti, l’aumento di testosterone incide negativamente sulla qualità delle relazioni sociali e restringe il numero di interessi (1). Da studi più approfonditi si comprende che il testosterone aumenta la dominanza sociale dell’individuo, le cui conseguenze dipendono dal contesto: in presenza di un gruppo di pari devianti si trasforma in una maggiore aggressività (non fisica) mentre in alternativa l’individuo sviluppa una forte leadership (2). In generale, il testosterone promuove comportamenti egocentrici, autocentrati e competitivi (3).

Nelle femmine il livello di testosterone rimane molto più basso e raggiunge circa il 10% del livello maschile (4). Questo potrebbe spiegare la migliore attitudine delle femmine nei comportamenti prosociali, come confermato da vari studi (5). Questo tipo di condotta viene invece promossa dall’ossitocina, un ormone dall’effetto in parte opposto a quello del testosterone. La sua azione riduce l’ansia provocata da situazioni sociali, aumenta la fiducia tra le persone e favorisce il contatto umano (6). In sintesi, l’ossitocina produce comportamenti centrati sul gruppo e orientati alla cooperazione con gli altri (3).

Ormoni e neurotrasmetittori

Gli ormoni sessuali, inoltre, interagiscono in diversi modi su vari neurotrasmettitori (7). In particolare gli estrogeni sembrano avere un effetto complessivamente facilitante su serotonina (coinvolto nella regolazione dell’umore, della sessualità e di varie funzioni cognitive) e dopamina (responsabile principalmente della motivazione e della gratificazione) Proprio per questo motivo, nelle femmine, le regolari fluttuazioni dei livelli ormonali possono ripercuotersi negativamente su diversi aspetti della vita quotidiana e in particolare sull’umore.

Sembra questa la causa di una prevalenza quasi doppia nelle femmine di episodi depressivi (8), perlopiù in età fertile e soprattutto negli anni della pubertà (9). Questo accade, per esempio, durante il ciclo mestruale: il calo di estrogeni influisce negativamente sui sistemi dopaminergico e serotoninergico, abbassando l’umore e predisponendo le femmine a sviluppare una Sindrome Premestruale o, in casi più gravi, il Disordine Disforico Premestruale (7, 10). Altri passaggi delicati possono essere il parto e la menopausa: questi eventi, infatti, sono seguiti da un brusco calo degli estrogeni che, in modo analogo, può facilitare la comparsa di disordini perimenopausali o della Depressione Post Partum (7, 10, 11).

Il sistema serotoninergico, inoltre, sembra essere in qualche modo collegato all’aggressività, anche se in maniera diversa tra maschi e femmine. Lo studio di Møller (12) conclude che nel maschio alti livelli di serotonina correlano con una maggiore estroversione dell’aggressività, mentre nella femmina prevale una tendenza all’introversione dell’aggressività in relazione a una minore quantità di serotonina.

Differenze nella reazione allo stress

Maschi e femmine, infine, mostrano di reagire diversamente a situazioni stressanti. La prima differenza riguarda la produzione di adrenalina, un ormone che innesca le tipiche reazioni attacco o fuga. Il suo livello, ovviamente, aumenta in entrambe i sessi ma nei maschi correla positivamente con la motivazione al successo e negativamente con l’ansia, mentre nelle femmine si associa con una bassa autostima e una mancata soddisfazione delle aspettative sociali (13). Assieme all’adrenalina aumenta anche il livello di cortisolo, il principale ormone dello stress (14). Il dato interessante è che nei maschi il cortisolo raggiunge livelli quasi doppi rispetto alle femmine e che nell’anticipazione di eventi stressanti si verifica un aumento che nelle femmine non avviene (15).

Le variazioni ormonali nelle fasi di sviluppo psicofisico maschile e femminile spiegano abbastanza chiaramente comportamenti e stereotipi psicologici e sociali che vengono attribuiti ai due generi sessuali.

maschi e femmine

Maschile, femminile e…

Questi dati stimolano almeno un paio di considerazioni.

La prima è che si potrebbero utilizzare il dato biologico come giustificativo per i comportamenti legati al proprio genere. È importante chiarire che questi studi sono un punto di partenza che spiegano solo in parte le cause dei comportamenti. In ogni caso spiegare scientificamente non equivale a giustificare i comportamenti. La società richiede che ogni essere umano sia in grado di saper utilizzare al meglio le proprie peculiarità psicofisiche per un buon stato di salute personale e per sviluppare atteggiamenti e comportamenti costrutti ed evolutivi per la società.

Ad esempio, se da una parte possiamo comprendere che i comportamenti di un adolescente ribelle, competitivo, poco socievole e iperfocalizzato possano essere dovuti ad elevato livello di testosterone, non possiamo dimenticare che gli aspetti biologici sono sempre modulati all’interno di un ambiente che può favorirli, ostacolarli o trasformarli.

L’adolescente di cui sopra, quindi, potrebbe sviluppare comportamenti antisociali come diventare un grande sportivo a seconda del contesto familiare e sociale in cui vive.

La seconda considerazione è che in realtà non esiste una differenziazione così netta e stereotipata tra maschile e femminile né a livello biologico né a livello psicologico. Possiamo osservare, invece, una grande varietà di possibilità che in molti casi si confrontano con uno stereotipo di virilità e femminilità del tutto ideali.

Nella mia esperienza clinica la maggior parte delle persone disperdono una gran quantità di risorse economiche, temporali, mentali e fisiche per piegarsi ad un modello che vorrebbero incarnare (che Freud chiama Ideale dell’Io) spesso senza sapere chi sono e quali sono le loro potenzialità. 

La correlazione tra fluttuazioni ormonali e comportamento è un’ulteriore elemento che si aggiunge alle caratteristiche neurologiche, sociali, culturali e familiari per interrogare con ulteriori dati alla mano il “chi sono” e “cosa posso farmene di questo chi sono” cercando di pulire il campo dalle emorragie energetiche derivanti da aspetti immaginari e stereotipati che si annidano nell’Ideale dell’Io.

Bibliografia

  1. Knickmeyer, R., Baron‐Cohen, S., Raggatt, P., & Taylor, K. (2005). Foetal testosterone, social relationships, and restricted interests in childrenJournal of child psychology and psychiatry, 46(2), 198-210.
  2. Rowe, R., Maughan, B., Worthman, C. M., Costello, E. J., & Angold, A. (2004). Testosterone, antisocial behavior, and social dominance in boys: Pubertal development and biosocial interactionBiological psychiatry, 55(5), 546-552.
  3. Crespi, B. J. (2016). Oxytocin, testosterone, and human social cognitionBiological reviews, 91(2), 390-408.
  4. Bear, M. F., Connors, B. W., & Paradiso, M. A. (2007). Neuroscienze. Esplorando il cervello. Elsevier srl.
  5. Cooper, H. M. (1979). Statistically combining independent studies: A meta-analysis of sex differences in conformity researchJournal of personality and social psychology, 37(1), 131.
  6. Heinrichs, M., & Domes, G. (2008). Neuropeptides and social behaviour: effects of oxytocin and vasopressin in humansProgress in brain research, 170, 337-350.
  7. Barth, C., Villringer, A., & Sacher, J. (2015). Sex hormones affect neurotransmitters and shape the adult female brain during hormonal transition periodsFrontiers in neuroscience, 9, 37.
  8. Kessler, R. C., McGonagle, K. A., Swartz, M., Blazer, D. G., & Nelson, C. B. (1993). Sex and depression in the National Comorbidity Survey I: Lifetime prevalence, chronicity and recurrence. Journal of Affective Disorders, 29(2-3), 85-96.
  9. Soares, C. N., & Zitek, B. (2008). Reproductive hormone sensitivity and risk for depression across the female life cycle: a continuum of vulnerability?Journal of psychiatry & neuroscience, 33(4), 331–343.
  10. Rubinow, D. R., Schmidt, P. J., & Roca, C. A. (1998). Estrogen–serotonin interactions: implications for affective regulationBiological psychiatry, 44(9), 839-850.
  11. Sacher, J., Wilson, A. A., Houle, S., Rusjan, P., Hassan, S., Bloomfield, P. M., … & Meyer, J. H. (2010). Elevated brain monoamine oxidase A binding in the early postpartum periodArchives of general psychiatry, 67(5), 468-474.
  12. Møller, S. E., Mortensen, E. L., Breum, L., Alling, C., Larsen, O. G., Bøge-Rasmussen, T., … & Bennicke, K. (1996). Aggression and personality: association with amino acids and monoamine metabolitesPsychological medicine, 26(2), 323-331.
  13. Wright, M. R. V., Wright, J. V., & Frankenhaeuser, M. (1981). Relationships between sex‐related psychological characteristics during adolescence and catecholamine excretion during achievement stressPsychophysiology, 18(4), 362-370.
  14. Collins, A., & Frankenhaeuser, M. (1978). Stress responses in male and female engineering studentsJournal of human stress, 4(2), 43-48.
  15. Kirschbaum, C., Wüst, S., & Hellhammer, D. (1992). Consistent sex differences in cortisol responses to psychological stressPsychosomatic medicine, 54(6), 648-657.

Riferimenti

Gianpaolo Ragusa e Simone Furlato

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