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Mente e corpo delle emozioni

Le emozioni rappresentano un aspetto centrale e forse troppo sottovalutato della vita quotidiana di tutti noi. Esse giocano un ruolo fondamentale nella scelta del comportamento, nei processi decisionali, nella memorizzazione di eventi e soprattutto nelle relazioni interpersonali. Innanzitutto vanno distinte dai sentimenti, che sono durevoli e stabili nel tempo, e dallo stato d’animo, ovvero una coloritura di base dell’umore. Le emozioni sono stati affettivi transitori che compaiono a causa di pensieri, eventi, persone e oggetti rilevanti per l’individuo.

Si possono suddividere in due grandi categorie. Le emozioni, primarie, o innate, sono quelle evolutivamente più antiche e quindi utili alla sopravvivenza dell’individuo. Esse sono:

  • La rabbia (a seguito di un offesa o di una provocazione)
  • La paura (presenza di una minaccia)
  • Il disgusto (per una sostanza potenzialmente nociva)
  • La felicità (assenza di pericoli)
  • La tristezza (causata da un evento o una situazione spiacevole)
  • La sorpresa (per un evento inaspettato)

Il neonato possiede soltanto queste emozioni. Dopo i due anni, invece, il bambino inizia a comprendere il contesto sociale in cui vive e il suo ruolo in esso. Per questo motivo inizia a sviluppare le emozioni secondarie, o apprese, ovvero quelle scaturite dall’interazione sociale. Principalmente sono:

  • L’amore (per una persona cara)
  • L’orgoglio (miglioramento dello status sociale)
  • La vergogna (trasgressione delle regole)
  • L’ansia (valutazione incombente)
  • La soddisfazione (realizzazione di un obiettivo)
  • L’invidia (per la condizione di un’altra persona)
  • La gelosia (per una persona o un bene che si teme di perdere)

Emozioni nel corpo

All’interno del corpo le emozioni vengono generate principalmente dal sistema limbico, un complesso di aree cerebrali coinvolte anche nella memoria e nella motivazione. In situazioni di emergenza, infatti, gli stimoli non possono essere elaborati consciamente dalla corteccia cerebrale, che impiegherebbe troppo tempo, ma vengono processati dal sistema limbico. In base alla situazione specifica, queste regioni mettono in atto delle risposte inconsce e automatiche che ci permettono di reagire velocemente. Questo meccanismo, tuttavia, non è esclusivo dell’uomo. Se per esempio un animale nota un predatore, esso immediatamente spalanca gli occhi e dilata le pupille, mentre la respirazione e il battito cardiaco accelerano. Questi comportamenti consentono all’animale di tenere d’occhio la minaccia mentre il corpo si prepara alla lotta o alla fuga.

Come abbiamo detto, è proprio il sistema limbico che, analizzata la situazione, mette in atto delle risposte automatiche per la nostra salvaguardia. Esso, infatti, possiede connessioni con l’apparato muscolare, il sistema endocrino e il sistema nervoso autonomo (1). 

Il legame con l’apparato muscolare, ad esempio, ha due funzioni importanti: la prima comunicativa attraverso la produzione della mimica facciale (uno dei modi in cui si manifestano le emozioni), la seconda di reazione/interazione con l’ambiente lottando, fuggendo o immobilizzandosi (sistema di difesa di alcuni animali che si fingono morti). Nel disgusto, per esempio, le guance e il labbro superiore si sollevano mentre il naso si arriccia, probabilmente per evitare l’inalazione di sostanze tossiche.

Un altro componente molto importante delle emozioni è l’arousal, ovvero il livello di attivazione corporea. Esso può variare anche all’interno di una stessa emozione e dipende principalmente dall’intensità dello stimolo. L’aumento di arousal viene causato dall’attività del sistema nervoso simpatico, dalla produzione di diversi neurotrasmettitori (acetilcolina, noradrenalina, dopamina, istamina e serotonina) e dalla secrezione di adrenalina e cortisolo. Gli effetti fisiologici sono: aumento della tensione muscolare, accelerazione della respirazione e della frequenza cardiaca, dilatazione delle pupille, attivazione delle ghiandole lacrimali, inibizione della produzione di saliva e diminuzione della mobilità gastro-intestinale. In genere tutte le emozioni sono accompagnate da un aumento dell’arousal, ad eccezione di alcuni stati emotivi piacevoli e poco intensi. A questo proposito, lo studio di Kreibig (2) riporta le alterazioni dei parametri fisiologici associate a ogni emozione.

Sai percepire e riconoscere le tue emozioni?

Come abbiamo visto le emozioni si esprimono, in un primo momento, attraverso un pattern di reazioni inconsce e difficili da controllare. Il rischio, quindi, è quello di lasciarsi prendere dall’emotività, di agire istintivamente e di mettere in atto comportamenti controproducenti. Questo tipo di risposta poco adattiva viene definito acting out (3). Imparare a comprendere come si manifestano le emozioni, quindi, diventa fondamentale per capire ciò che sta accadendo e agire di conseguenza. Confonderli, invece, potrebbe portare a reagire agli eventi in modo poco funzionale per l’individuo. La capacità di interpretare correttamente le sensazioni del proprio corpo, di regolarle efficacemente e di utilizzarle per una comunicazione proficua si chiama Competenza Somatica (3).

L’esercizio qui di seguito può già darti un’indicazione della tua capacità di rilevare le sensazioni del corpo e di interpretarle correttamente. Sembra un compito semplice e banale ma molte persone fanno fatica a capire cosa devono sentire. Spesso pensano che l’assenza di dolore voglia dire che non ci sia niente da ascoltare, invece ci sono molte piccole sensazioni che continuamente attraversano il corpo.

Il primo passo per un’interpretazione efficace è quello di ascoltare attentamente il proprio corpo per capire cosa sta succedendo. 

È consigliabile partire dalla testa per poi scendere lentamente verso il petto, le braccia, le mani, l’addome e infine le gambe e piedi. Cerca di capire, per ogni parte del corpo, se avverti un’attivazione (calore, desiderio di movimento o sensazione di pienezza) o una disattivazione (freddo, immobilità, vuoto). Ora guarda questo grafico e prova a capire in quale stato ti potresti trovare. Considera che le aree di maggiore attivazione sono contrassegnate con colori caldi mentre le regioni meno attivate sono colorate di blu. Il grafico, ovviamente, non riporta la temperatura ma le sensazioni elencate precedentemente. Inoltre, lo studio che lo ha prodotto (4) si è servito di persone di diverse culture ed è quindi valido per tutta la popolazione.

Come si può vedere nell’ansia, per esempio, sono molto stimolate le regioni dello stomaco, che si chiude, e del cuore, che aumenta la sua frequenza. Un altro schema molto comprensibile è quello della rabbia in cui si attiva tutta la parte superiore del corpo, in particolare le braccia e le mani, come per prepararsi alla lotta.

Il passo successivo, ora, prevede di ricercare il trigger, ovvero l’evento, la persona o l’oggetto che scatena la reazione emotiva. Tornando all’esempio dell’ansia la causa potrebbe essere un esame imminente. A questo punto, quindi, è possibile elaborare una strategia da mettere in atto per far fronte alla situazione. Nel caso specifico. un’opzione potrebbe essere quella di studiare per prepararsi al meglio all’esame e superarlo brillantemente.

Cosa succede se non senti le tue emozioni?

Le emozioni, quindi, sono un fenomeno psichico e somatico che coinvolge completamente la persona con un fisiologico decorso sia mentale che psichico. L’alterazione del normale processo emotivo attraverso la razionalizzazione, l’evitamento o la repressione di “emozioni negative” può provocare da lievi malesseri fino alla patologia organica. 

Quando le sensazioni somatiche delle emozioni non vengono riconosciute e interpretate correttamente si verifica una condizione, chiamata confusione somatopsichica, che non permette all’individuo di adattarsi adeguatamente alla situazione (3). La sostanziale incapacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni prende il nome di alessitimia (5). Il termine, che deriva dal greco, indica proprio una mancanza di parole per le emozioni. Altre caratteristiche dell’alessitimia sono un’impoverimento della fantasia e della creatività, l’utilizzo prevalente del pensiero logico-razionale a scapito di quello emotivo e l’incapacità di esternare e comunicare le proprie emozioni (6). 

Si stima che circa il 13% della popolazione soffra di alessitimia, con una maggioranza di maschi (17%) rispetto alle femmine (10%) (7). Il dato è abbastanza preoccupante se si pensa che questa condizione può impattare in modo più o meno grave su tutti gli aspetti della vita quotidiana. A livello somatico ci sono correlazioni con artrite reumatoide, diabete, ipertensione, malattie cardiache, disturbi intestinali, disfunzioni sessuali e altro (8). Parte di queste problematiche possono essere dovute all’indebolimento del sistema immunitario oppure all’assunzione di alcool e stupefacenti, di cui si registra un aumento nei soggetti alessitimici (8). A livello psicologico, inoltre, aumenta il rischio di sviluppare sintomi depressivi (9), disturbo da stress post-traumatico (10), disturbo da deficit di attenzione/iperattività (11) e disordini alimentari (12). Infine, a livello sociale, l’alessitimia condiziona le abilità comunicative, limita la cooperazione e intacca le relazioni (9).

Intelligenza emotiva

Un ultimo concetto legato al mondo delle emozioni è quello di intelligenza emotiva, ossia la capacità di riconoscerle, di esprimerle, di regolarle efficacemente e di utilizzarle per orientare il comportamento (13). Secondo uno studio del 2007, i soggetti dotati di una buona intelligenza emotiva godono di una migliore salute sia fisica che mentale (14).

Questo concetto, in realtà, comprende anche la capacità di riconoscere le emozioni degli altri, una forma di empatia. Questa abilità può fornire degli strumenti molto utili per comprendere e modificare diverse situazioni sociali. Una migliore intelligenza emotiva consente quindi di interpretare al meglio il contesto, di collaborare efficacemente con altre persone e di intrattenere relazioni più intime e soddisfacenti (15, 16).

Bibliografia

  1. Gothard, K. M. (2014). The amygdalo-motor pathways and the control of facial expressionsFrontiers in neuroscience, 8, 43.
  2. Kreibig, S. D. (2010). Autonomic nervous system activity in emotion: A reviewBiological psychology, 84(3), 394-421
  3. Scognamiglio, R. M., & Russo, S. M. (2018). Adolescenti digitalmente modificati (ADM). Competenza somatica e nuovi setting terapeutici.
  4. Nummenmaa, L., Glerean, E., Hari, R., & Hietanen, J. K. (2014). Bodily maps of emotionsProceedings of the National Academy of Sciences, 111(2), 646-651.
  5. Sifneos, P. E. (1973). The prevalence of ‘alexithymic’ characteristics in psychosomatic patientsPsychotherapy and psychosomatics, 22(2-6), 255-262.
  6. Hendryx, M. S., Haviland, M. G., & Shaw, D. G. (1991). Dimensions of alexithymia and their relationships to anxiety and depressionJournal of personality assessment, 56(2), 227-237.
  7. Salminen, J. K., Saarijärvi, S., Äärelä, E., Toikka, T., & Kauhanen, J. (1999). Prevalence of alexithymia and its association with sociodemographic variables in the general population of FinlandJournal of psychosomatic research, 46(1), 75-82.
  8. Lumley, M. A., Beyer, J., & Radcliffe, A. (2008). Alexithymia and physical health problems: A critique of potential pathways and a research agenda. In Conference on The (Non) Expression of Emotions in Health and Disease, 3rd, 2003, Tilburg University, Tilburg, Netherlands; This chapter is based on a contribution of the aforementioned conference. Springer Science+ Business Media.
  9. Lumley, M. A., Ovies, T., Stettner, L., Wehmer, F., & Lakey, B. (1996). Alexithymia, social support and health problemsJournal of Psychosomatic Research, 41(6), 519-530.
  10. Shipko, S., Alvarez, W. A., & Noviello, N. (1983). Towards a teleological model of alexithymia: Alexithymia and post-traumatic stress disorderPsychotherapy and psychosomatics, 39(2), 122-126.
  11. Donfrancesco, R., Di Trani, M., Gregori, P., Auguanno, G., Melegari, M. G., Zaninotto, S., & Luby, J. (2013). Attention-deficit/hyperactivity disorder and alexithymia: a pilot studyADHD Attention Deficit and Hyperactivity Disorders, 5(4), 361-367.
  12. Poquérusse, J., Pastore, L., Dellantonio, S., & Esposito, G. (2018). Alexithymia and autism spectrum disorder: a complex relationshipFrontiers in psychology, 9, 1196.
  13. Salovey, P., & Mayer, J. D. (1990). Emotional intelligenceImagination, cognition and personality, 9(3), 185-211.
  14. Schutte, N. S., Malouff, J. M., Thorsteinsson, E. B., Bhullar, N., & Rooke, S. E. (2007). A meta-analytic investigation of the relationship between emotional intelligence and healthPersonality and individual differences, 42(6), 921-933.
  15. Schutte, N. S., Malouff, J. M., Bobik, C., Coston, T. D., Greeson, C., Jedlicka, C., … & Wendorf, G. (2001). Emotional intelligence and interpersonal relationsThe Journal of social psychology, 141(4), 523-536.
  16. Lopes, P. N., Salovey, P., & Straus, R. (2003). Emotional intelligence, personality, and the perceived quality of social relationshipsPersonality and individual Differences, 35(3), 641-658.

Riferimenti

Gianpaolo Ragusa e Simone Furlato

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